I primi insediamenti dei Frati Predicatori (Domenicani) in Abruzzo

Secondo gli studi di don Luigi Pellegrini, i primi insediamenti dell’ordine dei Predicatori nel Regno di Sicilia furono Trani (1227) e Napoli, tra gli anni Venti e Trenta del XIII sec. Le scelte si inserivano nella tradizione dell’ordine di privilegiare centri urbani dinamici, nonché sede di luoghi di studio e Università (non a caso la prima sede in Italia fu Bologna). Questo per contrastare le eresie nei loro luoghi di maggiore incidenza.

Fu scelta Napoli, molto probabilmente per la presenza dello studium, l’università appena fondata, ma destinata a precoce ridimensionamento. Si hanno abbondanti notizie sulla sede napoletana a partire dagli Sessanta del XIII sec., cioè da quando si cominciarono a normalizzare i rapporti del Regno di Sicilia con la Santa Sede, dopo i duri anni a seguito della scomunica del 1239 a danno dell’imperatore.

Trani invece fu scelta per la sua vivace vita commerciale, che attraeva colonie commerciali di Amalfitani, Genovesi, Pisani, Veneziani, oltre che una florida e ben tollerata comunità ebraica. Era inoltre un ottimo punto di espansione dell’ordine lungo il basso Adriatico e in direzione dell’Oriente.

Nei primi trent’anni del Duecento quindi gli insediamenti dei Predicatori risultano pochi, a confronto con la capillare presenza minoritica (Francescani), e tale sarebbero rimasti nei secoli. Pochi anche i nomi di frati sicuramente meridionali: Tommaso pugliese, Giovanni da Napoli, Giovanni da Salerno, Nicola Paglia da Giovinazzo, forse Tommaso Agni da Lentini.

L’insediamento dei primi ordini mendicanti era comunque stato difficoltoso nel Meridione, molto diverso dall’Italia centro-settentrionale, con i suoi Comuni e i suoi numerosi centri di studio. I Minori vi riuscirono meglio, e a causa della loro propaganda filo papale nel 1229, anno dell’invasione del regno, a quanto pare efficace proprio nei luoghi di loro maggiore radicamento (Abruzzo, Terra di lavoro e Puglia), furono espulsi dal luogotenente del regno Rainaldo di Urslingen. I Predicatori ne uscirono indenni proprio in virtù del loro scarso numero. Si sa che due frati furono uccisi a Troia perché cercarono di mediare a favore di Federico. I rapporti negli anni successivi si mantennero tiepidi, con un netto favore di Federico II per i Minori, essendo molto legato a frate Elia, ministro generale dell’ordine. Fu infatti a loro che venne affidata l’organizzazione dell’Inquisizione nel Regno, anche in considerazione della loro maggiore diffusione.

Comunque, fra 1231 e 1239 l’ordine sistema i conventi a Napoli e quello nuovo a Gaeta, ne fonda un altro a Barletta e stabilisce una sede a Benevento. Altre sedi stabilite negli anni Trenta e Quaranta furono Piazza Armerina e Messina.

La scomunica del 1239, e la conferma nel 1245 a Lione, sanciranno un duro periodo per gli ordini Mendicanti. Bisogna dire che i divieti di favorire e parlar bene dell’imperatore dovettero essere reiterati da tre capitoli dei Frati Predicatori (1246, 1247 e 1248), segno che non tutti i membri aderirono in blocco, e che vi furono diversi trasgressori. Nonostante ciò nel 1245 Fedrico diede ordine ai giustizieri di impedire l’ingresso nel Regno agli appartenenti dei due ordini mendicanti, oltre a bandirne quelli che non vi erano nati, assimilandoli ai proditores.

Un esame delle fonti ha rilevato però che tutto sommato entrambi gli ordini subirono più una battuta d’arresto che un tracollo, visto che alla morte di Federico II e poi sotto gli Angioini l’espansione riprese con notevole vigore.

Ne è la prova la fondazione di una sede, per quanto non del tutto stabile, a L’Aquila nel 1258, che evolverà poi in un poderoso convento.

In conclusione, la presenza dei Domenicani nel Regno di Sicilia fu sempre minore rispetto a quella francescana, a causa della scarsa presenza di realtà urbane in fermento economico e religioso rispetto alle zone di origine dell’ordine (Spagna e Occitania) e all’Italia centro-settentrionale, portatrici di eresie che attraevano la predicazione ortodossa domenicana. Infatti, fino alla fine del Duecento le provincie domenicane in Italia (sorta di circoscrizioni territoriali) furono solo due, la provincia di Lombardia e quella di Tuscia, che comprendeva la penisola a Sud della pianura padana fino a Catania.

Articolo a cura di Silvio Luciani

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